02.02 2020 – 20 grammi. Viaggio nell’aldilà


Ho impiegato giorni a scrivere questo articolo, è stato lungo e difficile, ho faticato anche a decidere se pubblicarlo. Mi sono chiesto in che modo poteva essere utile e interessante per qualcuno oltre a me, alla fine mi sono convinto che la storia di per sé poteva essere intrigante, come spesso lo sono le storie personali, e che soprattutto poteva essere un esempio del processo di integrazione, che ho iniziato scrivendo esattamente le parole che vedi nel paragrafo successivo.

Ho condiviso con te anche le mie considerazioni su cosa di buono sono riuscito a ricavare da un’esperienza “aliena” come questa, ho scritto sinceramente quello che ho compreso, ma tieni presente che se per me è vero non significa che sia così per chiunque. Lo pubblico comunque con l’auspicio che questo viaggio possa dare spunti di riflessione utili, almeno per quanto riguarda l’aspetto sicurezza: se le mie opinioni sul senso della storia sono ovviamente soggettive, spero invece che l’attenzione a non farsi male sia considerato un valore oggettivo e condivisibile da tutti. Certe conseguenze possono essere anche peggio della morte fisica. Prudenza e responsabilità sono quanto mai necessarie quando si maneggiano dosi impegnative di sostanze psichedeliche, il pericolo è concreto specialmente se conosci poco l’argomento e soprattutto se hai poca esperienza.

 

Cos’è l’integrazione

Non sono ancora passati due giorni da questo viaggio impressionante, sto ancora elaborando e credo che iniziare a scrivere sia il modo migliore per cominciare a farlo. Tutti i tentativi di verbalizzare che ho fatto finora non hanno portato a nulla, ogni volta mi sono mancate le parole. Vorrei riuscire a estrarre dalla mia mente quello che è successo, so che mai niente accade per caso e che tutto ha sempre senso e utilità per l’evoluzione personale, una forte esperienza psichedelica non fa eccezione a questa regola generale. Penso che ricordare sia il primo passo per integrare, cioè per dare un significato a quello che vivi durante un viaggio interiore, soprattutto se abissale come quello con dosi molto alte.

Il processo di integrazione si può fare in tanti modi, scrivere è soltanto quello a me più congeniale, ma conto di tornare su questo importante argomento e approfondirlo a beneficio di tutti gli psiconauti. Riportare a casa qualcosa di utile è il senso di queste esplorazioni interiori, l’integrazione è il modo per farlo.

 

Anni di preparazione

Ho perso il conto di quante volte ho assunto funghi psilocybe, ma dalla prima volta che ho incontrato i funghi ho sempre incrementato lentamente le quantità, aumentandole e poi diminuendole, spesso ho ripetuto lo stesso dosaggio in contesti e situazioni personali molto diverse per testare la mia risposta. Ogni volta sono stato aiutato da curiosità e desiderio di conoscenza, ho sempre voluto capire e imparare. All’inizio avevo poche informazioni certe e ho sperimentato, nel tempo mi sono fatto l’esperienza che è obbligatoria per avventurarsi in dosi sempre più alte.

Prima le informazioni indispensabili, poi l’altrettanto indispensabile esperienza, in questo ordine. Questo punto è molto importante, non va mai sottovalutato.

Non ho mai avuto problemi, neppure un bad trip, ma ho sempre fatto attenzione ad avere il miglior set & setting possibile. La maggiore quantità di funghi assunta in questo percorso è stata 12 grammi in tre occasioni, quindi mi sentivo abbastanza pronto per osare con una quantità maggiore, stavolta 20 grammi. Ho avuto la fortuna di poter ricevere un trattamento osteopatico la sera prima, con la rassicurazione che ero in condizioni di salute adatte a poter fare questo tipo di esperienza estrema. Infine la data era fantastica per sostenermi in questa decisione, vuoi per i rari numeri palindromi ma anche per la coincidenza con la Candelora, la festa della Luce, un momento dell’anno con una qualità energetica speciale.

L’intenzione

Alcuni assumono i funghi con intento ricreativo – ovviamente si parla di piccole quantità, e anche allora fatico a capire cosa ci sia di divertente – ma appena le quantità aumentano diventa molto utile avere un’intenzione, cioè il motivo per cui decidi di assumere una “committed dose” – una dose che ti ispira rispetto. Dato che con una dose alta non ti “divertirai” in senso ricreativo e per passare il tempo, allora perché ti vuoi buttare in un’esperienza così intensa e potenzialmente destabilizzante? Questo è il senso dell’intenzione, che può essere specifica oppure generica ma che non dovrebbe mai mancare. Degli esempi di intenzione generica sono quelli di conoscere sé stessi, di sperimentare la propria coscienza, oppure di esplorare le misteriose profondità della propria psiche, se sono esplicitati e realmente sentiti sono tutti ottimi motivi. Chi assume una dose eroica o estrema dovrebbe sempre avere un’intenzione, farlo tanto per provare è pericoloso, così come farlo per scappare da qualcosa ti porterà proprio da quello a cui stai cercando di sfuggire.

La mia intenzione per questa volta era molto specifica: volevo esplorare il momento della mia nascita. Forse saprai che le modalità della nascita determinano lo schema di come ti ritrovi a vivere tutta la vita. Stanislav Grof ha scritto delle cose interessanti su questo argomento, ha ideato anche una tecnica di respirazione, l’ha chiamata Olotropica (simile al Rebirthing), che ti mostra – e ti aiuta a sciogliere – gli schemi energetici/emozionali che si formano alla nascita e che determinano come vivrai la tua vita.

Il travaglio della mia nascita è stato lunghissimo, oltre 24 ore, molto faticoso e doloroso per me e per la mia mamma, e questo modello di fatica, tempi lunghi e sofferenza lo posso riconoscere in tutte le esperienze di vita da quando mi ricordo. Il mio desiderio era quindi di tuffarmi lì dentro e magari guarire o sciogliere qualcosa, portare alla coscienza è spesso il primo passo per riuscire a trasformare e integrare uno schema doloroso dimenticato e nascosto in profondità.

 

Loro, 20 grammi di funghi secchi

20 grammi di funghi secchi sono una bella quantità, pari a una ciotola piena. Li ho passati nel macinacaffè e ho messo la polvere in un barattolo di vetro, poi ho spremuto due limoni sugosi e ho versato tutto nel barattolo. Chiuso bene il coperchio, shakerato e lasciato in attesa per circa 20 minuti. Questo metodo di assunzione si chiama Lemon Tek, riduce i tempi di assimilazione ma non è vero che aumenti la potenza della quantità di funghi. Sale prima e più velocemente ma non moltiplica gli effetti dei principi psicoattivi, anche se sulla rete trovi diverse stupidaggini a questo proposito. La rapidità di assimilazione e la velocità con cui sale l’effetto può dare l’impressione che sia più forte, ma non è così.

Set & setting

Nel frattempo ho preparato lo spazio dove fare il viaggio, in camera con futon per terra, le regole sono quelle della “Heroic Dose” di Terence McKenna: stomaco vuoto (dalla sera prima), nella silenziosa oscurità, da solo. Come mi sento? È da settimane che mi sto preparando, man mano che si avvicina la data sento crescere l’agitazione, per rendere l’idea ti dico che ho pensato più volte che avrei dovuto fare testamento, ma con il senno di poi mi rendo conto che non l’ho fatto perché non volevo dare troppa consistenza alla paura di morire, inoltre mi sembrava una paura esagerata – mi dicevo scaramanticamente – so bene che per rischiare di morire avrei dovuto moltiplicare la dose x 100 volte, 2.000 grammi circa, non 20.

Ma il basso rischio fisico è una cosa ben diversa dall’alto rischio emotivo e mentale, è qui che c’è da avere paura. Alcuni sostengono, secondo me a ragione, che un’intensa esperienza con sostanze psicoattive può danneggiare irreparabilmente il corpo eterico, quello su cui agisce l’agopuntura per intenderci, questo è un motivo che dovrebbe invitare chiunque alla massima prudenza. Rimanere più o meno fulminato è la conseguenza di chi si “strappa” qualcosa dentro a livello energetico, emotivo e mentale!

Oltre alla meticolosa preparazione fatta durante le settimane precedenti, potevo contare sul fatto che le mie precedenti esperienze sono state tutte belle, alcune impegnative ma mai angoscianti o rischiose. In tanti decenni di pratica ho scoperto di avere una centratura che a volte mi ha sorpreso, per questo motivo sono convinto che la mia base di partenza sia piuttosto solida. Se stai pensando di fare esperienze impegnative – che sconsiglio ovviamente – dovresti seriamente farti la stessa domanda, perché quando sei in ballo non puoi mettere il viaggio in pausa.

L’unica incognita seria era la solitudine, sì, l’esperienza era ovviamente in solitaria, ma non c’era nessuno nei paraggi, in caso di difficoltà avrei dovuto chiamare qualcuno col telefono. Con il senno di poi: non sarei stato in grado di chiamare nessuno, neppure di riconoscere un telefono. Un sitter sarebbe stato molto raccomandabile, ma trovarne uno in grado di assistermi adeguatamente non lo conoscevo o non era disponibile, leggi il mio articolo su Il Trip Sitter ideale per saperne di più e capire cosa intendo.

In considerazione della quantità importante e della ricorrenza della Candelora, ho dedicato particolare attenzione alla protezione energetica del locale. Potresti pensare che siano sciocchezze new age ma per me non è così, per me funziona fosse solo per il valore che attribuisco al rituale di preparazione, il mio inconscio ci crede e quindi glielo devo. Se in questo modo il 95% di me si sente sicuro e protetto, perché non dovrei farlo?

Sono numerose le sostanze tradizionalmente usate per purificare e proteggere persone e ambienti, non credo che i nostri antenati siano stati tutti degli ignoranti che non sapevano cosa stessero facendo. Per questo motivo ho posizionato 4 ciotole piene di sale ai quattro angoli della stanza, poi l’ho pulita bruciando abbondante Salvia Bianca, infine ho acceso dell’incenso e recitato più volte un mantra di purificazione.

I rituali hanno un profondo valore emotivo ma non solo, agiscono nell’invisibile, sono una specie di set & setting che agisce su un’ottava superiore a quella della realtà ordinaria condivisa. Ora ero pronto, lo spazio pure.

Si parte!

Erano quasi le 11 quando ho assunto quella crema di funghi magici e limone, troppo densa da bere nonostante l’aggiunta di acqua, alla fine l’unico modo è stato di mangiarla con un cucchiaino, cercando di mandarla giù senza sentirne troppo il sapore. Era davvero tanta, pari alla dose eroica “standard” per 4 persone, finirla è stato un grande sforzo di volontà. Del resto cosa potevo fare, lasciarla lì?

Ho anche aggiunto acqua al barattolo e sciacquato bene per non sprecare niente, ho bevuto tutto. Poi mi sono sdraiato in silenzio ad aspettare.

Dopo 15 minuti l’effetto ha cominciato a salire – ho controllato il cronometro – sono iniziate le stesse sensazioni che provo ogni volta che mangio i funghi. Provo una specie di leggera corrente elettrica nel corpo, vedo forme colorate che cominciano ad apparire soprattutto ad occhi chiusi, i pensieri diventano un po’ strani, è come se si collegassero a quei pensieri fatti in tutte le altre esperienze. Ogni volta mi sembra di ritornare in uno spazio ormai familiare, che esiste nel sottofondo di quello ordinario, quasi sempre riaccedo alle esperienze precedenti come se fossero appena finite, non importa se sono passati mesi, mentre sale l’effetto rientro in quella dimensione che riconosco subito.

Percepisco il mio corpo sempre più intensamente, nonostante la gran quantità di funghi non provo nessun fastidio o nausea, sento ancora il sapore e l’odore dei funghi dentro la testa, è ben sopportabile e temevo peggio in considerazione della quantità. Cerco di trovare una posizione comoda ma non mi riesce, sono indeciso se stare sdraiato o seduto, nessuna delle due è completamente comoda, alla fine rimango giù.

 

Paura di morire

Forse sono passati altri 10 minuti quando la situazione prende una piega completamente diversa. Sento come se dovessi urgentemente riprendere contatto con il corpo, mi alzo subito e mi tolgo velocemente il golf, come se fosse qualcosa che mi impedisce di respirare. Cerco di ricordare di non agitarmi perché in realtà sto respirando, e rimango forse un paio di minuti con la sensazione di una forte energia che mi sale dal basso verso la zona del cuore e della gola: che stia per morire? Primo momento di paura.

Mi rimetto il golf e mi sdraio, subito mi perdo in un vortice di colori, letteralmente sparisco dentro a questa sensazione che invade ogni mia cellula, da qui comincio a perdere i riferimenti cronologici, direi che non ho più riferimenti in assoluto. In questa prima fase ricordo solo che la mancanza di aria – o meglio, la paura della mancanza di aria – mi ritorna ancora una volta, insieme alla paura di morire; mi tiro su e ancora una volta mi strappo di dosso il golf per sentire meglio l’ambiente con il corpo. Rapidamente mi sento meglio e mi sdraio, resto in maglietta ma me ne accorgo solo ore dopo.

Non avevo paura della morte di per sé, ma per le conseguenze che la mia morte in queste circostanze avrebbe avuto su tutte le persone a cui voglio bene, questa era la cosa che mi spaventava. Mi doleva anche lasciare incompiuti i progetti a cui sto lavorando. Mi rendevo conto che morire così sarebbe stata una tragedia pure per i funghi, ci ho scritto un libro e poi muoio a causa loro? Non so come ma anche questo momento passa, mi sento sollevato, forse mi rilasso un po’ troppo, i funghi a quel punto si impadroniscono completamente di me, non credo siano passati 30 minuti dall’assunzione.

I due momenti di paura di morire hanno marcato il passaggio tra questa dimensione e un’altra, hanno segnato il mio ingresso in un posto dove quello da cui provenivo non esisteva più. Forse riesco a dirlo meglio: non avevo dimenticato questa realtà, infatti durante alcune fasi del viaggio sapevo che esisteva, ma io non ero più qui, ero totalmente associato e identificato con la mia esistenza altrove, questa realtà era solo un vago ricordo tra altri altri.

I funghi come enteogeno

Parto per un viaggio nell’Universo, divento Dio, gioia infinita, sono parte di tutto e tutto è parte di me, un bel classico dell’esperienza mistica. Il fungo adesso agisce come il perfetto enteogeno e mi dona l’esperienza di passare attraverso la vita e la morte. Ora comprendo come siano la stessa cosa, è un ciclo senza fine e provo una gioia ardente, lì dove ero urlo e quasi certamente l’ho fatto pure nella camera dove mi trovavo, sono stato fortunato che è ben insonorizzata altrimenti credo che qualcuno avrebbe chiamato un’ambulanza! Il mio pensiero e il mio cuore erano a tutti quelli a cui voglio bene, sentivo una connessione ardente, di un’intensità sovrumana, ero una fiamma di Amore. Ora che sto scrivendo riesco a capire il rapimento estatico di alcuni santi, io ero puro fuoco nella gioia splendente.

In quel momento so di avere pensato: “volevo tanto sapere cosa c’è dopo la morte fisica, eccomi qui”. Quello è stato l’unico momento in cui mi sono reso conto che ero in viaggio grazie ai funghi, forse l’unico barlume durante tutta l’esperienza. Questa visione dell’aldilà è durata un po’, ovviamente non so quanto, era meravigliosa, leggera, luminosa, avevo la visione dei diversi piani della realtà, compreso quello in cui sono adesso che sto scrivendo.

 

I loop di pensieri

Sto estraendo i pezzi, mi è impossibile descrivere meglio, ma dopo questa fase “divina” sono cominciati i loop di pensieri. Non avevo mai sperimentato questa cosa, se non leggeri accenni con dosi alte e che avevo subito controllato, ma in questo caso erano così forti che non avevo neanche il pensiero che potessi controllarli, erano la mia realtà totale e assoluta.

Il mio loop era una serie di pensieri che si rincorrevano tra la vita e la morte, riguardavano la creazione della propria realtà e delle infinite esistenze, era tutto accelerato, velocissimo, senza nessuna possibilità di fermarli. Credo che la follia possa avere questo aspetto, in cui perdi il controllo di te stesso, ma anche più che perdere, il mentale prende possesso di tutto e si scatena a fare la cosa che gli riesce meglio: pensa, ma a una magnitudine mai sperimentata prima.

 

Sbirciare nel mondo materiale

Mentre succede tutto questo so di avere aperto gli occhi ogni tanto, non riconosco dove sono, è tutto così alterato, è come se le cose fossero fatte di tanti piccoli pezzetti geometrici e luminosi, un fine reticolo che costituisce ogni cosa, cangiante, ricordo che ho pensato che era bellissimo. Ogni volta che ho aperto gli occhi mi sono visto in un posto diverso, deduco che mi muovo molto con il corpo fisico mentre sono nei miei viaggi interiori. Dico “deduco” adesso, in quel momento era stupore per dove mi trovavo, ogni volta era un posto alieno, forme, colori, non riconoscevo dove ero, vedevo tutto scomposto su piani diversi, qualcosa di simile ai dipinti di Picasso ma molto più nitidi e insieme sfumati, multidimensionali e colorati.

L’incarnazione

Poi è iniziata la fase del confronto con la materia fisica, so che stavo comprendendo perché esiste la materia ai fini dello sviluppo della coscienza, e quindi la sofferenza che è intrinseca alla materia va accolta ed “elevata” perché possa diventare una qualità. Vedevo chiaramente come bene e male fossero necessari e complementari.

Le parole non aiutano, ma in quel momento ero un’anima felice di sottoporsi alle prove nella materia, sentivo come gli spigoli della vita ti aiutino a crescere, come un ostacolo può trasformarsi in un aggancio che ti aiuta a sollevarti e andare oltre, la forza di gravità ti tiene a terra, attaccato al suolo, altrimenti ti disperderesti nello spazio, in tutti i sensi.

La materia è una palestra incredibile, mi rendevo conto – mi era evidente – come questo allenamento si possa fare solo qui sulla Terra. Quando sei non incarnato ti manca il confronto con te stesso, quindi l’evoluzione avviene solo qui sulla Terra e il dolore è il primo contatto che hai con questa dimensione densa, trasmutarlo è l’evoluzione.

 

I funghi come psichedelico

Ad un certo punto tutto era diventato come un gioco cosmico, c’erano delle regole che si evolvevano continuamente, e io potevo usarle per salire di livello solo quando le sperimentavo e le includevo nella mia coscienza. Era tutto più articolato e bello di così come lo sto scrivendo, non riesco a trovare il modo di raccontarlo, ma era bellissimo, cadevo, mi rialzavo, saltavo, rotolavo, facevo capriole, era una incredibile manifestazione di energia, come quella in un incontro sportivo. Ero in Paradiso, come ti è facile immaginare stavo bene ed ero nella gioia.

Dal Paradiso all’Inferno

Improvvisamente tutto finisce, da un momento all’altro torno alla normalità, proprio come se avessi premuto un interruttore. Guardo l’ora, sono le 15, la visione è tornata normale, sono rientrato nello stato di coscienza ordinaria e mi sento un po’ stanco, ma non mi accorgo che dall’inizio sono passate circa 4 ore, non realizzo che 20 grammi di funghi non cessano l’effetto dopo meno di 4 ore, questo succede quando prendi un paio di grammi secchi scarsi!

Ero ancora dentro il viaggio ma non lo sapevo!!!

Apro le persiane e mi guardo intorno. Alla cruda luce del giorno improvvisamente vedo il caos totale, ai miei occhi si presenta un cataclisma, un casino pazzesco, vedo un mobile distrutto e tutto il suo contenuto disperso per la stanza, le tende della finestra tirate giù per terra, non avevo lo spazio per mettere un piede sul pavimento tanto era ingombro di abiti, fogli e scatole, era tutto distrutto, tutto rovinato, così come era rovinata la mia vita.

Mi prende una disperazione infinita, mi siedo e guardo la desolazione intorno a me, continuo a ripetermi che la mia vita era finita, che non c’era altra soluzione che darmi la morte. Vedevo già i titoli sulle cronache locali dei giornali, le foto del caos della mia camera pubblicate, i commenti del giornalista sui “pericoli mortali delle droghe”. Non esagero, non ho mai provato uno sconforto così totale, non solo non vedevo altra soluzione, c’era solo quella soluzione.

Poi ho pensato a tutti quelli che amo e che mi vogliono bene, mi sono sentito in trappola perché non potevo neanche morire. Non avevo scampo, avrei dovuto affrontare la vergogna di quello che avevo fatto. Mi facevo pena, non avrei mai più avuto il coraggio di guardarmi allo specchio. Che fare adesso? Non riesco a pensare a nulla, sono completamente bloccato nella disperazione più nera.

Fare, senza pensieri né desideri

In uno stato di trance comincio a raccogliere i vestiti, libero un angolo e li metto lì uno sopra l’altro, trovo un sacchetto per la pattumiera e ci butto dentro tutti i fogli di plastica da faldone, erano stropicciati e sparpagliati dappertutto, raccolgo scatole varie e pezzi di cartone, riassemblo il mobile che avevo tirato a terra – era fissato al muro con due tasselli, riesco a riutilizzarli e lo fisso nuovamente, rimetto tutte le cose dentro, alcuni libri li rimetto sugli scaffali da cui erano caduti non so come, infine prendo l’aspirapolvere e pulisco tutto.

Ho impiegato tre lunghissime ore a rimettere tutto a posto, mentre continuo a ripetermi che ero rovinato, passando attraverso momenti di scoramento indicibili con le lacrime agli occhi. All’improvviso, come una rivelazione, realizzo che tutto era esattamente come prima, incredibilmente niente si era distrutto, solo le tende sono rimaste giù perché non avevo la scala a portata di mano – e salire su una scala non mi ispirava, ma nessun danno neppure per loro. Ricorda che ero ancora sotto l’effetto di 20 grammi di funghi secchi, altrimenti non avrebbe avuto senso il mio stato mentale ed emozionale, sennò perché mai avrei dovuto provare quella disperazione?

 

Gli unici danni, temporanei

Ero in un bagno di sudore, letteralmente gocciolavo, decido di andare a fare una doccia, mi spoglio e mi accorgo che ho le braccia, le gambe, la testa e la schiena piena di lividi e con diverse ferite, tra cui un dito del piede di colore viola. Non sento dolore, non ancora, faccio esperienza del potere antidolorifico della psilocibina, solo più tardi ho cominciato a sentirmi come se fossi stato bastonato dappertutto.

 

La fine dell’esperienza

L’effetto è sceso abbastanza da permettermi di dormire solo verso le 2 di notte, undici ore dopo quando avevo pensato che fosse tutto finito, 15 ore dopo l’assunzione. Ho trascorso la notte su un divano, a fatica mi distinguevo dai comodi cuscini, sono rimasto a lungo in uno stato di sospensione, la mia mente sveglia ma calma, il mio corpo sembrava che dormisse, le ore che ho aspettato prima di addormentarmi sono trascorse senza fatica, ero comodo come raramente mi è mai capitato.

Cosa dire? All’inizio il fungo mi ha confrontato con la paura di morire e il valore della vita per ben due volte, dopo mi ha fatto fare un viaggio con Dio, poi mi ha portato nel Paradiso e infine mi ha buttato nell’Inferno della materia. Cosa è vero e utile di tutto ciò?

 

L’importanza dell’integrazione

Questo è il lavoro che devo fare, ricordare e integrare questa esperienza fortissima, da cui sarei anche potuto non uscire vivo. Questa forse potrebbe sembrare una drammatizzazione, ma non è così, era parte dell’esperienza che il fungo mi ha fatto vivere, la mia personale cerimonia si è sviluppata in due fasi: quella visionaria e quella di confronto con la realtà ordinaria. La lezione si sviluppava attraverso queste due esperienze, e ora devo tirare delle conclusioni utili.

Perdere il controllo

In qualsiasi altra esperienza – a parte l’eccezione della potentissima Salvia Divinorum – non ho mai perso il contatto con la realtà materiale, per quanto profondo e intenso fosse il viaggio c’era sempre una parte di me che aveva consapevolezza della sua interazione con la materia della realtà ordinaria e condivisa.

Questa volta ho fatto cose di cui non ho la più pallida idea, non ho neppure un barlume dei momenti in cui ho smontato il mobile o tirato giù le tende, non riesco a collegarli a quello che stavo vivendo dentro di me. A differenza di quello che avveniva nella stanza – quanto mi sarebbe piaciuto avere una videocamera per riprendermi durante quelle 4 ore – dentro di me non ho mai perso la coscienza, anche se non riesco a riportare la narrazione di tutto quello che ho vissuto so che ci sono sempre stato, anche se il mio software di base era stato sovrascritto da quello del fungo.

Lo dico meglio: avevo coscienza di me, anche se quella coscienza non aveva più tracce dello stato ordinario, neppure un granello. Letteralmente volavo fuori dalle costrizioni dello spazio e del tempo, ero consapevole – in qualche momento – di avere il privilegio di visitare l’aldilà, e questa è stata la comprensione più forte e più vera di tutta l’esperienza, ma di percezione della realtà ordinaria ho avuto solo dei frammenti sparsi. Ora so che la morte non esiste e che la vita non ha mai avuto inizio e mai finirà, questo l’ho sperimentato senza ombra di dubbio.

 

Verità e illusione

Però so che non tutto quello che ho visto era vero, questo è il punto su cui sto riflettendo di più. Per poter arrivare a un punto di “verità” dovrei capire che cosa è vero – o reale – e cosa non lo è. Dopo l’esperienza, ma ancora dentro agli effetti del fungo, continuavo a pensare che io sono quello che sono perché la vita sulla Terra ha delle esigenze imprescindibili: respirare, nutrirsi, dormire, relazionarsi, lavorare…sono tutte esigenze che orientano e danno uno scopo, che definiscono chi siamo e cosa facciamo in ogni momento nella vita.

Mi viene in mente l’arcobaleno che sembra reale ma non lo è, ognuno lo vede diverso a seconda del suo punto di osservazione. L’arcobaleno esiste in funzione dell’umidità dell’aria, dell’incidenza dei raggi del sole e dalla posizione dell’osservatore. È una perfetta metafora della nostra percezione della realtà. Cambiano le condizioni e cambia l’arcobaleno, addirittura sparisce.

Ma se questa vita non c’è più, chi siamo? Cosa facciamo? Cosa ha senso? Che cosa ci permette di essere? Io adesso ho bisogno o il desiderio di fare delle cose, come per esempio scrivere questo resoconto, ma se fossi nell’aldilà, dove non esiste la dimensione fisica, cosa potrei fare? Che cosa sarebbe la mia esistenza svincolata dalle illusioni del mondo? Come passerei la giornata se non c’è un “io” e neppure una giornata?

 

Morire

L’ho già scritto nel mio libro, la morte che noi conosciamo è quella del corpo fisico, ma questo non è l’unico corpo che ci costituisce. Gli altri corpi che ci compongono (astrale, mentale, causale e altri livelli ancora) sopravvivono a questo evento, in quel momento la nostra coscienza si sposta e si identifica con il corpo più denso a sua disposizione, il cosiddetto Corpo Astrale. Questo è chiamato anche Corpo del Desiderio, è la sede delle emozioni, ed è facile capire in che mondo si troverà la consapevolezza della persona che dal piano fisico passa a quello astrale: intorno a lui si manifesterà istantaneamente una realtà che è lo specchio (anche lì) di quello che si è.

La nostra esperienza nel piano astrale non cambia molto rispetto a dove siamo ora sul piano fisico, già alcuni sanno che la realtà è uno specchio, che è un’illusione frutto delle nostre proiezioni. Il Buddismo afferma da millenni che tutto quello che ci circonda è impermanente e illusorio… di conseguenza qualcosa che è vero e reale esiste, solo che noi non lo possiamo vedere perché dormiamo. Noi ora viviamo in un sogno esattamente come sarà nel piano astrale, e anche successivamente, quando il corpo astrale morirà e la nostra coscienza passerà e si identificherà nel Corpo Mentale.

In quel momento sperimenteremo il Paradiso, il Buddismo lo chiama Devachan, un luogo di felicità transitorio in cui stare prima di rientrare nel ciclo della rinascita. È un luogo transitorio e assolutamente illusorio, una specie di felice villaggio vacanze in cui ci creiamo il nostro personale paradiso, finito il quale ci ritroviamo nuovamente a fare l’esperienza della vita sul piano fisico.

Ecco, ho scritto queste righe per poter raccontare in modo comprensibile cosa penso di quello che ho vissuto durante il mio viaggio nell’aldilà.

Il fungo enteogeno e psichedelico

Una parte del mio viaggio era puro Amore e Bellezza, e credo che sia stata l’unica parte “reale”, di contatto con qualcosa che esiste oltre il velo di Maya. Questa è stata la parte “enteogena” del fungo, il resto è stato puramente psichedelico, una mia proiezione in parte astrale e in parte mentale. Anche il supposto rientro alla normalità delle ore 15 era psichedelico, quello che ho visto era un gran casino, ma non era la fine di tutto, infatti ho rimesso a posto e se qualcosa si fosse rotto lo avrei comunque potuto aggiustare oppure sostituire. Questo mi ha confermato che tutta la nostra realtà è psichedelica, leggi questo articolo per approfondire.

 

Il tempo di recupero e comprensione

Sono passati quasi tre giorni dalla fine del viaggio, non ho ancora ben sedimentato tutto quello che è successo, solo ieri ho smesso di ripetermi “Oddio ho fatto un casino” e “sono stato fortunato”, cioè, so di essere stato fortunato ma almeno è finita l’angoscia per quello che ho visto quando la luce è entrata nella stanza.

Il mio intento iniziale prima della cerimonia ha trovato parziale risposta, mi sono sentito come un’anima gioiosa di ritornare nella materia, pronto a sopportare tutto quello che serve per fare la mia parte.

Io sono nato sotto il segno del Toro, la materia – la terra – è il suo elemento, costruire qualcosa di concreto è necessario affinché il Toro si senta sicuro. Questo è vero per il Toro primordiale (primitivo), ma nell’ascensione evolutiva questo segno deve superare il bisogno di sicurezza attraverso la materia. Avere bisogno della sicurezza per stare bene implica la paura, altrimenti perché mai vorrei sentirmi sicuro se non fosse per la paura di qualcosa? La vittoria sulla paura può derivare da una comprensione istantanea oppure, più facilmente, essere il risultato di un processo. Lo sto percorrendo con fatica, dalla mia ho la fiducia e una forte tenacia taurina.

Ho iniziato ad affrontare la paura molti anni fa, quando ho scelto la libertà invece della sicurezza. Questa scelta ha comportato il confronto tra tutta la libertà possibile e nessuna sicurezza, fino a quando ho compreso che la via di mezzo – su questo pianeta – impone di avere un equilibrio tra i due. La libertà senza nulla di concreto in mano non vale nulla, è impossibilità di fare e di essere davvero libero. Fare costa denaro.

Il senso della vita

Questo viaggio mi ha mostrato come l’esistenza sulla Terra sia intrinsecamente legata all’esperienza del dolore, in questa particolare esperienza ho vissuto la sofferenza del momento della nascita. Il problema non è il dolore ma il desiderio di essere altrove, il rifiuto di quello che c’è. Accogliere il dolore – insieme all’auto osservazione – ti permette di trasmutarlo e di usarlo per la tua evoluzione. Soltanto dall’incontro tra Spirito e Materia nasce la Coscienza.

Forse tutto ciò lo avevo già capito, ma nulla come l’esperienza diretta ti permette di comprendere, cioè portare quello che hai capito dalla testa al cuore per farlo completamente tuo.

 

In conclusione

Rifarei questa esperienza? Come potrei dire di no, comunque l’ho fatta! Ma farne ora una con 20 grammi sarebbe ancora diverso, per rifarla ci dovrebbe essere un set & setting che mi è difficile ottenere, quindi no, non la rifarei. Francamente non la consiglio a nessuno, troppo pericolosa. Servono l’ambiente adatto e la presenza di uno specialista a tua disposizione, va bene il trip sitter ideale ma un vero sciamano sarebbe molto meglio. Solo lui potrebbe davvero sapere cosa stai vivendo e proteggerti, di sicuro ti riporta a casa sano e salvo.

In mancanza di questi requisiti ho sempre una vasta possibilità di usare dosaggi inferiori, resta sempre una questione di set & setting adeguati alla possibilità di perdere completamente il controllo dell’interazione fisica con l’ambiente. Le soglie per ciascuno sono diverse, ma il punto oltre il quale diventa pericoloso non si deve passare, ci sono in gioco responsabilità verso sé stessi ma ancora di più verso quelli che amiamo.

Ho capito che 8 grammi in più dei 12 che conoscevo sono stati un incremento eccessivo, fai attenzione anche tu.  Vincere la lotteria è un evento raro, mentre la tartaruga della favola di Esopo vince la gara contro la lepre.

Amo i Funghi Sacri, faccio pratica sempre con rispetto e completa fiducia, sono grato di averli incontrati perché mi hanno cambiato la vita, anche se in modo temporaneo mi hanno fatto fare l’esperienza diretta di momenti di risveglio nel qui e ora, con il cuore pieno di gioia. Se avessi ricevuto anche soltanto questo dono, non so come potrò mai sdebitarmi, sono così grato.

Condividere è un modo per ricambiare la vita di tutti i doni che riceviamo in ogni momento, adesso.

 

Leggi le AVVERTENZE!

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DM Tripson

DM Tripson ha pubblicato i suoi primi racconti a 15 anni, sicuro di diventare presto uno scrittore, ma dopo qualche decennio speso a fare tutt’altro alla fine aveva rinunciato. Un giorno ha scoperto i funghi magici, un incontro straordinario, di quelli che ti cambiano la vita. The Magic Mushroom User's Guide - edizione italiana è stato scritto a quattro mani con i funghi, senza di loro non sarebbe mai nato.

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