Cos’è l’esperienza psichedelica?


Cos’è l’esperienza psichedelica? Non c’entra nulla l’assunzione di sostanze; infatti, posso avere esperienze psichedeliche in molti altri modi, per esempio respirando o digiunando, o anche semplicemente camminando in montagna. Allora di che cosa si tratta?

L’etimologia ci risponde: psichedelico significa “manifestazione della psiche”, quindi un’esperienza di questo tipo non è altro che la manifestazione soggettiva di ciò che siamo.
Sì, anche la nostra vita quotidiana è un’esperienza psichedelica perché è la manifestazione tangibile e concreta di quello che siamo.

Lo ripeto perché ho visto quanto spesso questa verità non venga compresa: la vita è psichedelica, letteralmente, è l’esatta manifestazione di ciò che siamo.

La realtà come specchio

La realtà è uno specchio, la realtà è Maya, cioè illusione, la realtà è un sogno e chi esce da questa identificazione è chiamato “Risvegliato”. In psicologia si dice lo stesso, ma circoscrivendolo ad alcuni momenti quando si parla di “meccanismi proiettivi”, mentre non si tratta di episodi ma di tutto quello che percepiamo come reale e oggettivo; cioè la “realtà” è solo una percezione filtrata da meccanismi proiettivi — oltre che neurofisiologici.

Il Buddismo dice la stessa cosa: noi percepiamo “ciò che c’è” attraverso i “veli oscuratori”, che non sono altro che emozioni e pensieri e che si frappongono tra noi e la vera realtà, “meccanismi proiettivi”, detto in un altro modo.

L’allegoria della caverna

Platone ci racconta della “caverna” in cui viviamo, dove uomini incatenati guardano le ombre proiettate sulla parete di fronte a loro, completamente persi nella convinzione che ciò che vedono sia reale, mentre si tratta semplicemente di ombre di ciò che davvero esiste fuori dalla caverna.

Questa allegoria riguarda ognuno di noi, eppure si crede con convinzione che riguardi tutti gli altri e noi no: noi crediamo di essere svegli, infatti ricordiamo bene che ci siamo svegliati stamane al suono della sveglia!

Nessuno crede che si possano confondere le ombre con le cose così come sono, e neppure immagina che si possano perseguitare tutti quelli che sono usciti e poi rientrati per raccontare agli altri che cosa hanno scoperto. Ma quando rientra, gli altri non gli credono, anzi, lo deridono e addirittura lo minacciano!

Ma il peggio non è la reazione più o meno manifesta: la vera tragedia è pensare che questo non ci riguardi, che noi siamo già svegli anche se le cose nella vita non vanno per niente bene – ma come siamo sfortunati!

Psichedelia e vita quotidiana

Ok, quindi la realtà che viviamo è un sogno: stiamo dormendo credendo di essere svegli. Intorno a noi vediamo solo e soltanto noi stessi, ma crediamo che sia reale e oggettivo, mentre è il regno della pura soggettività.

Cosa c’entra con l’esperienza psichedelica su cui mi interrogavo all’inizio del post?

La differenza tra psichedelico riferito al trip o alla vita quotidiana è solo in termini di amplificazione, cioè nel trip tutto è amplificato e questo dà maggior risalto e contrasto a ciò a cui siamo abituati e che diamo per scontato nella quotidianità; ma si tratta della stessa identica cosa. Nel trip o nella mia giornata ordinaria vedo e percepisco sempre le stesse cose, solo che con l’assunzione di una sostanza tutto diventa più intenso e più contrastato. Il mondo non ha volontà propria, è soltanto la manifestazione della mia psiche, cioè di chi sono… cioè è psichedelico.

Il ruolo del set & setting

Io sostengo che un trip possa aiutarci a vedere le cose come sono, ma per farlo devo padroneggiare il “set & setting”, perché la sostanza di per sé non serve a niente. Come dice Stanislav Grof, “gli psichedelici non hanno un effetto farmacologico specifico”, quindi non producono effetti legati alla loro composizione chimica o all’interazione biochimica con il nostro apparato psicofisico: sono solo “catalizzatori e amplificatori di processi psichici”.

I processi psichici siamo noi, quindi che mi interessa della sostanza se addirittura potrebbe non farmi nulla, come a volte succede? Grof cita pazienti che non hanno avuto effetto con altissime dosi di LSD, per esempio più di 1000 o 1500 microgrammi!

Se la sostanza non produce effetti specifici, allora su cosa devo lavorare affinché possa usarla come uno strumento? Su me stesso e sul contesto in cui faccio il viaggio, quindi set & setting (e musica): altro non serve, anche perché altro non esiste!

Il mio secondo libro e l’obiettivo del post

Questo è il tema del mio secondo libro, L’Esperienza Psichedelica – Preparazione e Integrazione. Ovviamente te lo raccomando, ma in questo post vorrei darti qualche elemento utile per riflettere e stimolare il tuo desiderio di comprendere.

Il set: lavorare su sé stessi

Iniziamo dal “set”. Cos’è? Sono io: come mi sento, cosa penso, che emozioni provo, quali credenze e convinzioni orientano la mia percezione di ciò che sono e di cosa sia la vita intorno a me.

Il set è chi entra nel viaggio psichedelico e lo determina. Il trip è un’amplificazione di ciò che sono, non la conseguenza di una dose di una sostanza.

Se sono profondamente (inconsciamente) convinto di essere “X”, dentro al viaggio troverò solo quello perché è una manifestazione della mia psiche!

Lavorare sul “set”, cioè su me stesso, è prepararsi al viaggio interiore allineando sia il conscio che l’inconscio per navigare nella direzione desiderata. Ci sono tanti modi per farlo, ma è necessario conoscerli e saperli utilizzare.

Una domanda fondamentale a cui rispondere prima di addentrarsi in profondità è questa: chi sono io? Lo so che l’umanità si ripete questa domanda da sempre, ma la risposta c’è ed è straordinariamente semplice, utile e facile da comprendere e utilizzare quando serve.

Il setting: il palcoscenico dell’esperienza

Il setting è il secondo elemento che determina la direzione che prenderà l’esperienza interiore, fondamentale per predisporre l’allestimento del palcoscenico sul quale avverrà la rappresentazione della mia esperienza psichedelica — che, ti ricordo, significa “manifestazione della psiche”.

Il setting è il palco su cui la mia psiche si manifesta, e come lo allestisco, quali elementi utilizzo e anche e soprattutto la musica che userò determinano la sceneggiatura del film che vedrò — e vivrò — durante il viaggio.

L’integrazione

Infine l’integrazione, che significa due cose diverse ma a volte complementari: integrare il trauma di un’esperienza difficile — che non avviene se il set & setting è stato progettato correttamente — oppure (o anche) integrare per comprendere sul piano mentale le intuizioni e le comprensioni che ho avuto durante il viaggio.

A volte è tutto chiaro, ma altre invece è necessario “tradurre” in termini comprensibili allo stato di coscienza ordinario in cui ritorni dopo il viaggio.

Il vero obiettivo del viaggio

Veniamo al punto più importante, secondo me fondamentale, affinché il viaggio psichedelico possa aiutarci a entrare in uno stato di coscienza speciale, che ci permetta di vedere la realtà per quello che è, senza quei filtri percettivi che la alterano e ce la fanno vedere come “specchio” di quello che siamo.

Certamente gli psichedelici possono essere usati in tanti altri modi: uno strumento ci fa ottenere risultati in funzione di come lo usiamo, quindi in ambito terapeutico, ludico/ricreativo (per esempio la natura e la musica sotto effetto sono incredibili), spirituale, ecc. Ma sono tutti meno interessanti se comparati con la possibilità di sperimentare direttamente momenti di Risveglio della Coscienza!

Sogno o risveglio?

Perché dico questo? Sperimentare momenti mistici di connessione con l’Universo non è forse più importante? Non lo so, ma chi è che sperimenta quei momenti mistici ineffabili?

Mi spiego meglio: se io sogno di essere in connessione con il Divino, oppure se sogno di essere inseguito da un demone feroce, cosa è meglio? Nessuno dei due: è pur sempre un sogno. Ovviamente uno è più piacevole dell’altro, ma entrambi finiscono istantaneamente appena mi sveglio!

Diverso è “svegliarsi” e fare esperienza diretta di com’è la realtà senza veli oscuratori, la realtà senza Maya. Un conto è sognare — come la quasi totalità dell’umanità su questo bel pianeta — un altro è svegliarsi e vedere finalmente le cose come sono per davvero.

Sono diverse le conseguenze pratiche per la mia vita quotidiana: un bel sogno finisce appena suona la sveglia, un risveglio della coscienza è sempre illuminato dalla Verità. Finalmente vedo le cose come sono, esco dalla Caverna di Platone e vedo la matrice delle ombre che pensavo fossero realtà, il Mondo delle Idee.

Conclusione

Per oggi direi che è abbastanza, proseguiremo presto, ma prima rifletti su questa frase, tratta da Il Piccolo Principe:
“L’essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che col cuore”.

Avvertenze

ATTENZIONE: l’uso di psichedelici in Italia è vietato; inoltre ci sono controindicazioni psicofisiche che è necessario conoscere. Leggi questo post per saperne di più e tutelare la tua salute. Per qualsiasi problema consulta uno specialista: il fai-da-te è pericoloso, sempre.

DM Tripson

DM Tripson ha pubblicato i suoi primi racconti a 15 anni, sicuro di diventare presto uno scrittore, ma dopo qualche decennio speso a fare tutt’altro ci aveva rinunciato. Un giorno ha scoperto i funghi magici, un incontro straordinario di quelli che ti cambiano la vita, infatti è solo con il loro aiuto che ha potuto scrivere tre libri e decine di post su questo blog!

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