Ecco il viaggio ideale coi funghi magici!


Cosa serve per fare il viaggio ideale coi funghi magici? Quando prendo i funghi mi chiedo sempre le stesse cose che si domandano tutti: all’aperto o al chiuso? Di giorno o di notte? Da solo o in compagnia? Musica o silenzio? Dose ricreativa o eroica? Avventura o esplorazione? Improvvisazione o preparazione?

Tra tutte queste opzioni ce ne sono alcune preferibili alle altre? Esiste un contesto ideale che possa andare bene per tutti oppure le risposte sono solo soggettive?

Sarebbe facile concludere che le risposte dipendono da ciascuno di noi, e in parte è così, infatti dipende da come ti senti, se hai esperienza psichedelica oppure no, se hai un motivo per viaggiare e qual è. Però esiste un luogo ideale in cui viaggiare, che ha gli elementi necessari a far sì che il viaggio sia più sicuro e benefico per chiunque abbia i requisiti psicofisici per assumere i funghi.

Ho cercato le risposte alle domande iniziali, qui condivido le mie riflessioni fatte in anni di pratica e spero possano essere utili a chi vuole usare i funghi per conoscere sempre meglio sé stesso, l’unico motivo per continuare ad assumere i funghi per un lungo periodo di tempo. Non sono contro l’uso ricreativo, ma questo tipo di utilizzo non prosegue mai a lungo perché il gioco è bello quando dura poco. Il divertimento richiede varietà, perciò è inevitabile una rapida esclusione di chi li sceglie per motivazioni ludiche. La vera ricerca personale invece non finisce mai, ci saranno sempre nuove comprensioni da realizzare, i funghi in questo ci saranno sempre di aiuto specialmente se sai come integrare.

Le mie riflessioni si basano sulla pratica, infatti nel corso del tempo ho provato tutte queste opzioni perché è giusto e naturale voler sperimentare direttamente, solo con la pratica si fa esperienza del mondo psichedelico, la teoria è troppo astratta per esserci di aiuto, mentre è necessario informarsi, in particolare chi non ha esperienza.

L’esperienza psichedelica è la discriminante che ci consente alcune scelte piuttosto che altre, il tuo livello di conoscenza diretta dei funghi è ciò che le determina. Se sei un principiante ha senso stare a casa, di giorno, magari in compagnia di un sitter, con la musica adatta, dose contenuta, esplorazione con preparazione rigorosa, mentre se sei un veterano hai più margini di scelta e di fatto puoi fare come preferisci, pur sempre rispettando il set & setting al fine di evitare conseguenze indesiderate.

Il viaggio ideale per alcuni è quello sfidante dove ci si confronta con le proprie identificazioni, per altri l’esperienza migliore è quella che sblocca i modelli di pensiero rigidi, per esempio gli schemi mentali che ci mantengono depressi, altri ancora hanno bisogno di percepire la bellezza e quindi avere un’esperienza mistica o estatica, perciò si può dire che ogni viaggio è perfetto se non lascia conseguenze negative una volta che è terminato.

Proprio per le tante differenze soggettive sull’uso dei funghi psilocybe mi sono chiesto se ci fosse un modo ideale che vale per tutti a prescindere. Ora mi è sempre più chiaro cosa serve per incontrare i funghi nelle migliori condizioni, che tu sia un principiante o uno psiconauta navigato, senza eccezioni se non le controindicazioni per patologie fisiche e mentali che vietano l’uso di sostanze psichedeliche.

Ritorno all’elenco di domande iniziali per arrivare alla situazione ideale nella quale tutti vorrebbero (dovrebbero?) fare esperienza di un viaggio coi funghi magici.

All’aperto o al chiuso?

All’aperto o al chiuso? Ci sono pro e contro per entrambi, quando penso all’esperienza al chiuso mi ricordo dei Celti che sostenevano che il Divino non può essere celebrato in posti costruiti dall’uomo, per questo motivo praticavano sempre i loro riti in mezzo alla Natura, nelle foreste e in località che avevano riconosciuto come sacre. Capisco e apprezzo questa posizione, ma ci sono tanti luoghi costruiti dall’essere umano che sono stati edificati seguendo leggi divine, che non solo rispettano la sacralità del posto, ma addirittura la esaltano e la amplificano. Molte chiese, templi e in genere tutti i siti megalitici sono l’evidenza di questa origine ispirata, si percepisce chiaramente, ma ci sono anche evidenze scientifiche delle particolarità energetiche di certe costruzioni. Mi riferisco a tante cattedrali ma anche a piccole cappelle o luoghi considerati sacri o terapeutici dalle tradizioni popolari, persino tanti cammini lungo determinate linee telluriche (ley line).

Interessanti approfondimenti su questo tema si trovano nel libro L’Impronta Divina di Freddy Silva, dove questo argomento è sviluppato e documentato in modo affascinante ed esaustivo, lo raccomando. Lo stato di coscienza espansa indotta dai funghi è perfetto per fare esperienza diretta delle energie naturali e telluriche di questi luoghi, fare un viaggio in questi posti speciali è consigliato, potresti vedere e sperimentare energie altrimenti difficili da percepire. Fai attenzione a non esagerare con la dose, l’intensità energetica del posto potrebbe amplificare notevolmente gli effetti!

Stare al chiuso ha dei vantaggi legati alla comodità, hai il bagno facilmente accessibile, acqua, cibo, ti senti più protetto, ma stare all’aperto ti mette in contatto con lo spirito della natura, non è possibile spiegare la bellezza delle percezioni che hai sulla vitalità che scorre ovunque intorno a te, è un’esperienza magnifica che tutti dovrebbero provare. Come conciliare queste esigenze opposte? Una casa circondata dal verde sarebbe perfetta, così puoi accedere ai benefici di entrambe le soluzioni. Abiti in un appartamento in condominio? Sui siti di house sharing ci sono tante soluzioni che aspettano te, ma ci sono anche tanti centri “olistici” che sono disponibili ad accogliere gruppi che vogliono fare esperienze cerimoniali con le piante sacre, so che questa ricerca è fattibile se agisci con discrezione.

Un’altra soluzione è il campeggio in mezzo alla natura, ma è necessario risolvere eventuali divieti o limitazioni all’accensione di fuochi, per viaggiare di notte in mezzo alla natura la presenza del fuoco è quasi obbligatoria, sia per motivi pratici ma anche e soprattutto per le qualità del fuoco mentre sei in viaggio coi funghi.

Infine stare all’aperto in una bella giornata richiede soltanto di portare con sé ciò che serve per stare comodi, più cibo, acqua ed eventualmente della musica selezionata.

Di giorno o di notte?

Non c’è risposta alla domanda se sia meglio di giorno o di notte, sono due esperienze diverse, un buon modo di conciliarle è fare il viaggio a cavallo tra questi due momenti per viverli entrambi.

Il viaggio diurno è più adatto a chi ha meno esperienza, la luce del sole aiuta e rassicura, mentre la notte è più facile che evochi delle paure, il che non è un male, ma dipende da quanto sei pronto ad affrontarle in stato di coscienza espansa.

La condizione più estrema è di notte in mezzo alla natura, una immersione nelle forze naturali molto sfidante! Questa impresa richiede la presenza del fuoco, senza potrebbe diventare pericolosa. Non è solo sicurezza per evitare la presenza di animali – e altro – che è meglio tenere lontani, il fuoco è molto di più, è possibile stare a lungo in contemplazione e riceverne ispirazioni e benefici, questa apertura è sostenuta dai funghi e merita di farne esperienza diretta.

L’ideale per me è di notte in uno spazio protetto in mezzo alla natura, alla presenza del fuoco.

Da solo o in compagnia?

Personalmente preferisco da solo, ma insieme ad altri è meglio per i benefici che puoi ottenere. Sono un po’ pigro, organizzare una cerimonia con altri mi chiede tempo e impegno, oltre alla vigilanza che mi sento in dovere di fare durante l’esperienza; di solito sono quello con maggiore esperienza e da questo derivano maggiori responsabilità, almeno è così che la vedo. Questo vale per le esperienze di gruppo senza la conduzione da parte di uno sciamano, che sono la quasi totalità dei viaggi coi funghi.

Da solo sei libero di concentrarti su te stesso, scegli se ascoltare musica o no, puoi fare quello che desideri, non hai distrazioni esterne e ciò può rendere più facile il lavoro introspettivo.

L’esperienza di gruppo è più strutturata (nel mio libro un lungo capitolo è dedicato alla cerimonia, anche un articolo QUI tratta lo stesso argomento), ma paradossalmente i limiti descritti dalle regole cerimoniali espandono le possibilità di trarne qualcosa di utile, più di quanto avvenga nei viaggi solitari. Sì, i limiti espandono, è un paradosso ma è anche comprensibile empiricamente: una partita di calcio è più divertente se ci sono regole o se non ci sono? Pensaci e vedrai che le regole sono necessarie, se non sei d’accordo magari scrivi nei commenti.

La differenza più importante che apporta tanti benefici è proprio la presenza degli altri partecipanti! Durante il viaggio gli altri si trasformano in specchi puliti in cui si riflettono tutti i tuoi aspetti che non riesci a vedere. Come capire che è proprio così? Tieni a mente una semplice regola, che vale sia nell’esperienza psichedelica che nella vita quotidiana: “Se ti tocca, ti riguarda”! Il modo di fare, o che cosa sta facendo qualcuno, per te è insopportabile mentre per un altro è motivo di divertimento. Quindi com’è? Pensa che un altro ancora resta indifferente, pertanto il comportamente che ti disturba… dove ha origine dentro di te? Cosa ti fa sentire così disturbato? In quel momento dovresti solo restare in contatto con ciò che provi, il fungo ti potrà aiutare a comprendere che, magari, l’origine di questo fastidio è associato a un rimprovero che ti hanno fatto a scuola quando eri piccolo! Quando lo scopri e lo integri, il fastidio magicamente svanisce, a conferma che l’altro è tale solo in funzione del tuo giudizio.

I compagni di viaggio diventano i migliori alleati per osservare te stesso, ciò che provi verso di loro è una fotografia di te stesso, che grazie al fungo puoi osservare con maggiore facilità. Ovviamente non vale solo per i fastidi, ma anche per ciò che ammiri negli altri, è sempre e solo roba tua! Si capisce bene che i funghi ti fanno lavorare su te stesso ogni volta, ma le modalità cambiano a seconda che tu sia solo o in compagnia.

Qualsiasi momento dell’esperienza di gruppo ti mette alla prova, per esempio se uno del gruppo comincia a stare male per un bad trip, come reagisci? Quello è un momento di verità, non puoi fingere, come reagisci – o piuttosto rispondi – è una bella radiografia che ti mostra a che punto sei, dove sei forte e dove invece hai ancora da lavorare.

Il lavoro di gruppo cambia completamente se a condurre la cerimonia è uno sciamano o un bravo facilitatore, la sua presenza alleggerisce o elimina la responsabilità collettiva che ciascuno ha nei confronti degli altri. Questa è la soluzione migliore, avere i benefici del lavoro senza la responsabilità della sicurezza degli altri, in più c’è lo specchio dato dalla presenza dei compagni di viaggio.

Auspico ogni situazione che consenta di assumerci la responsabilità in genere, quindi le cerimonie “autogestite” senza un conduttore, ma a volte è bello abbandonarsi alla sicurezza di uno spazio cerimoniale che si prende cura di noi, dove uno sciamano o un facilitatore si occupano di condurre la traversata.

Musica o silenzio?

Musica o silenzio? Ma prima di questo, musica registrata o suonata dal vivo? Se ci sono bravi musicisti forse la musica dal vivo è meglio, ma tanti grandi artisti hanno inciso le loro migliori esecuzioni quindi una playlist selezionata è difficile che deluda, mentre dal vivo mi è successo di detestare cordialmente chi stava strimpellando senza decenza, mi sono dovuto allontanare per avere tregua!

In mezzo alla natura non esiste il silenzio, i suoni e i rumori naturali sono una colonna sonora unica e affascinante, per questo motivo potresti accorgerti che la musica è fuori luogo ed è meglio stare con quello che c’è. Lo stormire del vento tra le foglie, i cinguettii e i richiami degli uccelli, il ronzio degli insetti, sono tutti suoni che durante il viaggio assumono un significato nuovo, spesso si sperimenta la corrispondenza tra quello che accade dentro la mente e ciò che si manifesta fuori, si comprende come l’interno è l’esterno, una delle più belle magie dei funghi!

Mi è successo di avviare la musica all’aperto e doverla spegnere quasi subito, era completamente estranea a ciò che stavamo sperimentando e quindi fastidiosa, stai con ciò che senti e decidi sul momento, non c’è una regola fissa su cosa sia meglio.

La sola regola fissa è che la musica dovrebbe essere selezionata appositamente, mettere qualcosa a caso è rischioso, non c’è nulla come della brutta musica per rischiare di innescare un bad trip! Viceversa una bella musica può evitarlo, così come di entrare in loop di pensieri – con dosi alte sono particolarmente impressionanti!

Il viaggio ideale coi funghi prevede sia musica che silenzio, sta alla sensibilità di chi è responsabile della colonna sonora capire quando è il momento di una o dell’altra; solo silenzio ha senso nella natura, ma avere sempre musica può anche diventare eccessivo. Se chi ha la responsabilità della musica resta in contatto con ciò che prova capirà senza dubbio quando avviarla o fermarla, è sufficiente percepire la qualità del momento ed eventualmente guardare i partecipanti, i segnali su cosa sia meglio fare saranno facilmente evidenti, lo stato di coscienza indotto dai funghi ci aiuterà sempre a fare la scelta più adatta.

Dose ricreativa o eroica?

Dico ricreativo solo per descrivere una dose bassa, nella maggior parte dei casi uguale o inferiore a 2,5 grammi di funghi secchi che permette di non perdere completamente il contatto con la realtà condivisa, non intendo dire una dose che sarà necessariamente divertente, di questo non c’è mai garanzia.

Una considerazione analoga la vorrei fare anche per la dose eroica, cioè la nota prescrizione di Terence McKenna: 5 grammi secchi a stomaco vuoto, da soli nella silenziosa oscurità. Per me non si tratta di una quantità precisa, semplicemente perché 5 grammi secchi per alcuni sono irraggiungibili, per altri invece sono una dose affatto sfidante. McKenna parlava di “committed dose”, una quantità che ti induce rispetto e che non sei così tranquillo ad assumere. Per me questa dose supera i 10 grammi, per un mio amico invece si tratta di 2,5 grammi, quindi la tua sarà quella che sfida la tua zona di comfort.

Detto ciò, qual’ è la dose ideale? Dipende dal set & setting risponderanno i più ortodossi, ed è corretto, ma se tutto fosse l’ideale che dose vorremmo scegliere? Per me senza dubbio una dose sfidante! Adoro sentire il fungo che scardina la mente ordinaria nella prima ora di effetto, dove ti trovi proiettato in un mondo caotico di immagini e sensazioni difficili da descrivere, che hanno l’obiettivo di azzerare il Default Mode Network, cioè l’insieme di schemi di funzionamento cerebrale che ci mantengono in uno stato mentale ordinario, quello che usiamo tutti i giorni con vantaggi e svantaggi.

Chi ha provato dosi superiori a 3,5 grammi conosce quella precisa sensazione che ti fa capire se hai “scollinato” oppure no, cioè se sei andato oltre o se sei rimasto collegato allo stato di coscienza ordinaria. Le dosi basse non ti mandano “altrove”, solo se hai il coraggio di sfidarti puoi sperimentare la forza dei funghi ed entrare in un mondo nuovo! Se il contesto (setting) è perfetto, perché non approfittare delle migliori condizioni per tuffarsi di testa nell’oceano del nostro mondo interiore?

Raccomando sempre a chiunque provi i funghi per la prima volta di non superare 1,5 grammi secchi, ma se il set & setting è ideale e soprattutto se un vero esperto – di cui hai fiducia – conduce l’esperienza, allora solo in questo caso forse si potrebbe forzare un poco e arrivare a 2 o 2,5 grammi al massimo. Una nota: se sei molto sensibile alla psilocibina è probabile che con questa dose vivrai un’esperienza intensa, ma se hai fiducia potrai sperimentare qualcosa di epico, il contatto con una realtà che altrimenti non avresti mai potuto immaginare. Solo provando puoi capire cosa sia un’esperienza psichedelica, se invece leggi e studi potrai solo averne una pallida idea, ma informarsi bene prima è sempre raccomandato.

Avventura o esplorazione?

Questa opzione equivale a “improvvisazione o preparazione”, perché l’avventura è improvvisata, altrimenti se fosse preparata si tratterebbe di esplorazione. Qui non ho dubbi, se la dose è sfidante è necessaria la preparazione, mentre con dosi inferiori a 2,5 grammi puoi permetterti più margini di improvvisazione.

Avventura è un termine suggestivo, a chi non piace l’avventura? Però se voglio assumere 5 grammi secchi sono sicuro che vorrei trovarmi in situazioni imprevedibili? Preparare l’esperienza vuol dire organizzarsi perché ci sia sicurezza (e comodità), requisito necessario per esplorare senza doversi preoccupare che magari un poliziotto possa interessarsi troppo a te! Oppure che non riesci a stare in piedi mentre sei in giro per la città, o mille altre questioni che possono arrivare mentre sei in uno stato di profonda alterazione delle tue percezioni sensoriali. In certe condizioni io non attraverserei mai una strada trafficata, così come se dovessi andare in bagno non vorrei ritrovarmi sui giornali perché ho scambiato una fontana per un WC!

Prendo un paio di grammi secchi e decido di andare a fare un lungo giro a piedi: avventura! Nulla di preparato, l’unica risorsa a mia disposizione è l’esperienza che ho maturato in tanti viaggi. A queste condizioni posso farlo, può essere bellissimo, un giorno di vacanza estiva metto nello zainetto una bottiglia di acqua, della frutta secca e fresca, un telo per sdraiarmi su un prato e il cellulare con le cuffie per ascoltare musica se ne avessi voglia… un minimo di programmazione è sempre necessaria. I resoconti dei peggiori bad trip hanno in comune il fatto di trovarsi completamente impreparati di fronte a situazioni stressanti, che possono diventare drammatiche mentre sei sotto l’effetto psichedelico.

Collegare i punti

Come mettere tutto insieme e fare un’esperienza indimenticabile, sicura e soprattutto legale? Il posto esiste e naturalmente si trova in Olanda: Nature Temple! La prima volta che ho visto le immagini di questo posto non credevo ai miei occhi, sembra ideato dal fungo stesso. Non è stato progettato da un essere umano, ma l’ispirazione ha usato delle persone per manifestare questa opera sulla Terra: Mark e Maya.

Quando casualmente (!) li ho trovati sulla rete gli ho scritto subito per comunicargli il mio grande piacere di averli scoperti, ho chiesto loro se potevo spedirgli una copia del mio libro per capire se eravamo in sintonia: detto e fatto. Mi hanno risposto subito: completa risonanza su tutto! Non poteva essere altrimenti data la lunga frequentazione funghesca che ci accomuna.

Nature Temple è un’opera d’arte che accoglie gli psiconauti nel miglior modo possibile, è costruito con materiali naturali e circondato da una natura rigogliosa, il tetto trasparente fa entrare il cielo, il fuoco centrale è come un sole che diffonde luce e calore, così significativi e importanti durante tutto il viaggio notturno coi funghi. Qui c’è tutto ciò che serve per viaggiare con tanti altri in modo sicuro e assistito, Mark e il suo staff hanno tanta esperienza e attenzione per i viaggiatori, la musica è dal vivo ed è perfetta per accompagnare l’esperienza di ciascuno.

Questo magico posto risponde positivamente a tutte le domande su quale sia il modo ideale per incontrare i funghi sacri! Un luogo chiuso ma aperto al cielo e alla natura, la notte è illuminata dal fuoco centrale, in compagnia di tanti altri ricercatori della coscienza ma assistiti da un team di persone con tanta esperienza e sensibilità, musica e silenzio sapientemente alternati, possibilità di tuffarsi in profondità senza paura, e infine vivere un’avventura interiore accuratamente preparata, il contesto ideale per l’esplorazione della propria coscienza.

I miei più cari amici sono ancora oggi quelli che ho conosciuto durante gli anni di esperienze cerimoniali con l’ayahuasca, le amicizie che nascono in questi contesti sono particolarmente speciali, anche questo è un elemento che gioca un ruolo importante per scegliere di avvicinarsi al mondo dei funghi attraverso una intensa e genuina esperienza cerimoniale, la migliore per incontrarli e per conoscere tante belle persone.

Presto racconterò di più su questo posto meraviglioso, resta sintonizzato.

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DM Tripson

DM Tripson ha pubblicato i suoi primi racconti a 15 anni, sicuro di diventare presto uno scrittore, ma dopo qualche decennio speso a fare tutt’altro alla fine aveva rinunciato. Un giorno ha scoperto i funghi magici, un incontro straordinario, di quelli che ti cambiano la vita. The Magic Mushroom User's Guide - edizione italiana è stato scritto a quattro mani con i funghi, senza di loro non sarebbe mai nato.

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